Poverino, Sala non “ricorda” niente sugli appalti Expo …allora i Magistrati si prendono altri sei mesi per le indagini. E nel frattempo Giornali e Tg possono fregarsene altamente di uno dei più grossi scandali della nostra storia e continuare a dedicare i loro titoli alle eventuali scorregge della Raggi!!

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Poverino, Sala non “ricorda” niente sugli appalti Expo …allora i Magistrati si prendono altri sei mesi per le indagini. E nel frattempo Giornali e Tg possono fregarsene altamente di uno dei più grossi scandali della nostra storia e continuare a dedicare i loro titoli alle eventuali scorregge della Raggi!!

 

 

Sala, altri 6 mesi di indagini. Ora lo interrogano sul serio (Gianni Barbacetto)

Il sindaco di Milano è accusato di falso materiale per il maxi-appalto della Piastra. Ieri il gip ha dato l’ok alla richiesta di proroga. A novembre l’indagine era stata avocata dalla Procura generale.

Altri sei mesi per indagare sul più grande appalto di Expo e sul suo commissario, Giuseppe Sala, che nel frattempo è diventato sindaco di Milano. Il giudice delle indagini preliminari Lucio Marcantonio ha detto sì: la Procura generale ha tempo fino al 10 giugno 2017 per proseguire l’inchiesta che la Procura voleva archiviare.

L’appalto è quello sulla “piastra”, l’infrastruttura di base (valore 272 milioni di euro) su cui è stata impiantata l’intera esposizione. La richiesta era stata rivolta al gip dal sostituto procuratore generale Felice Isnardi, che ora potrà decidere anche di interrogare Sala, ex commissario e amministratore delegato di Expo.

Contrastata, la storia dell’indagine sulla “piastra”. Aperta nel 2014 dai magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, era stata rallentata e danneggiata in corsa, dapprima dalla competizione tra la squadra di Robledo e quella di Ilda Boccassini, che stava compiendo anch’essa indagini su Expo; poi dagli interventi del procuratore Edmondo Bruti Liberati, che proibiva a Robledo di interrogare un funzionario arrestato che sapeva molto degli appalti, Antonio Rognoni, e poi lo escludeva dalle indagini. Due anni dopo, con il carniere quasi vuoto, i tre magistrati della Procura che avevano tentato di fare le indagini (Roberto Pellicano, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi) avevano chiesto l’archiviazione del fascicolo. Era stato il gip Andrea Ghinetti, nell’ottobre 2016, a non accogliere la richiesta d’archiviazione inoltrata dalla Procura. A quel punto era scesa in campo la Procura generale, che ha anche il compito di vigilare sul lavoro della Procura: il procuratore generale Roberto Alfonso il 10 novembre ha deciso l’avocazione, mandando il sostituto procuratore generale Felice Isnardi a sostituire i tre pm.

Il primo atto di Isnardi è stato quello di iscrivere due nuovi indagati, Giuseppe Sala e Paolo Pizzarotti, chiedendo sei mesi per nuovi accertamenti. Al primo contesta il falso ideologico e materiale, per aver falsificato la data negli atti di nomina di due dei commissari della gara d’appalto, sostituiti durante le procedure. Al costruttore Pizzarotti, risultato sconfitto dalla concorrente Mantovani, contesta invece la turbativa d’asta. I due si aggiungono ai cinque già indagati dalla Procura: gli ex manager di Expo Antonio Acerbo e Angelo Paris, l’ex presidente della Mantovani spa Piergiorgio Baita e gli imprenditori Ottaviano ed Erasmo Cinque, tutti accusati a vario titolo di corruzione e turbativa d’asta. Tra gli atti svolti nelle settimane scorse da Isnardi, l’acquisizione di documenti presso la sede della Mantovani a Padova, ma anche l’inserimento nel fascicolo dell’intervista rilasciata da Sala il 21 dicembre a Repubblica.

“Quello che è successo in quelle giornate convulse non lo ricordo”, dichiarava il sindaco, che non smentiva di aver potuto firmare documenti con le date false.

Da Il Fatto Quotidiano del 10/01/2017.

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